Lo yoga è un gioco da ragazzi – Intervista a Lorena Pajalunga

I bimbi imparano meglio tramite i giochi: lo sa bene Lorena Pajalunga, insegnante di yoga, presidente dell’Associazione italiana yoga per bambini e creatrice del metodo Giocayoga® con cui da anni insegna ai più piccoli le antiche tecniche indiane. Ecco il suo racconto

Come nasce l’idea di creare un’associazione per insegnare lo yoga ai bambini?
Nasce da un’esigenza da una parte, da un po’ di delusione dall’altra, perché di fatto non c’era qualcuno che si interessasse in particolare a questi temi. Mi sono resa conto che c’era tanta gente che faceva un lavoro meraviglioso nella sua città, ma senza essere in contatto con gli altri. Quindi l’idea è stata quella di creare la famosa “rete” per mettere in contatto chi si occupa di questo tema, tante persone che mettono insieme i loro saperi a disposizione di chi si occupa di educazione.

Qual è l’età dei bambini con cui lavorate?
L’età dei bambini a cui ci rivolgiamo continua a diminuire: finora abbiamo proposto lavori per bambini dalla materna in avanti, ci siamo resi conto (perché c’è un’esigenza di questo tipo) che in realtà occorre partire da prima.

Cos’è Giocayoga®?
Si tratta di un metodo messo a punto da me, nei miei tanti anni di esperienza, che da una parte vuole mantenere la pratica dello yoga con una visione il più possibile ortodossa, perché ho studiato in India e quindi ho una formazione molto tradizionale, ma che poi però va declinata a seconda di chi abbiamo di fronte, cioè i bambini, che sono in costante cambiamento ed evoluzione.

Chi si rivolge all’associazione? Mamme, scuole, enti?
Si rivolgono a noi le mamme, che di solito sono disperate! Quando arrivano da noi è perché hanno già provato tutte le altre discipline e hanno trovato poco giovamento. Aumenta inoltre la consapevolezza anche in chi si occupa di interiorità, di psicologia. Ma c’è anche un’esigenza più ampia e forse anche un po’ più strutturata, cioè quella delle scuole: si lavora a progetto ed è un’esperienza meravigliosa, perché con il gruppo classe si può svolgere un lavoro molto più specifico, a seconda delle richieste che ci fanno e che sono spesso legate ai disturbi di attenzione.

Lo yoga riesce ad aiutare in questo senso?
Sì se fatto con un po’ di costanza. Quando porto il mio lavoro nelle scuole dico sempre che il mio interesse non è quello di entrare e fare il progetto, perché questa fase dura poche settimane: quando lo specialista va via, si perdono i benefici raggiunti. Il nostro obiettivo come associazione, da cui nasce il master per la formazione, è quello di formare gli insegnanti che rimangono tutti i giorni a contatto coi bambini affinché facciano anche poco, ma protratto nel tempo. Immaginiamo cosa può essere una pratica di yoga proposta per 5 anni di seguito alle elementari o per tre anni alle medie… è così che si fa il cambiamento!

Infanzia, disabilità, ambiente e yoga – l’esperienza di Clemi Tedeschi

Lo yoga aiuta tutti a stare meglio, anche i bambini e soprattutto i disabili. Parola di Clemi Tedeschi, presidente dell’Associazione italiana pedagogia yoga (Aipy), insegnante della scuola primaria da 34 anni e di yoga da 27 anni. L’abbiamo incontrata allo Yogafestival di Milano lo scorso 13 ottobre. Ecco cosa ci ha raccontato

Con Aipy avete presentato l’iniziativa Yoga per crescere: di che cosa si tratta?
E’ un programma di formazione per insegnanti di yoga dell’età evolutiva ed è molto mirato all’inserimento nella scuola dell’obbligo. Prevede un percorso per bambini dai 3 anni fino all’adolescenza e comprende anche un percorso per i bisogni speciali, cioè per la disabilità. Il taglio che abbiamo dato è interculturale e pone molta attenzione all’ambiente.

Qual è l’obiettivo dell’associazione?
Il mio scopo non è che i bambini imparino la disciplina tradizionale e facciano gli asana per bene, ma è quello di mettere a disposizione lo yoga per la loro crescita personale, anche perché il loro ego è in fase di strutturazione e quindi non è il caso di proporre pratiche che rischino di “dissolverlo”. Poi sono nella fase della socialità, in cui escono dalla famiglia e devono imparare a stare con gli altri e a condividere, cioè a conoscere le proprie emozioni, riconoscerle negli altri, imparare a cooperare per dei fini comuni, sempre nel rispetto delle regole condivise. Lo yoga produce quell’apertura che è alla base della condivisione. Secondo me se vogliamo cambiare il mondo, dobbiamo partire dai bambini e dalla scuola e lo yoga può essere un ottimo strumento.

Come accolgono i ragazzi e i disabili l’insegnamento dello yoga?
Benissimo! Quando ho iniziato a proporre lo yoga nelle scuole, negli anni 90, dovevo farlo un po’ da clandestina. E’ stato un percorso un po’ lungo, ma adesso addirittura sono proprio le mie colleghe ad obbligarmi a fare yoga! Tutto è nato dalle famiglie e dai bambini, soprattutto. Qualche anno fa sono uscita dalla mia scuola chiamata come consulente nelle scuole materne. Mi hanno “provata” un anno, poi le insegnanti volevano archiviare l’esperienza come l’ennesimo progetto finito. I bambini di 3 anni hanno inscenato una protesta e le maestre hanno dovuto richiamarmi per fare di nuovo yoga. I bambini sanno cosa fa loro bene e cosa no. Lo yoga tocca delle corde molto profonde, si agisce su tutte le sfere, fisica, mentale, spirituale. Si arriva alla parte spirituale anche con i disabili, anzi, forse con i disabili ci si arriva ancora prima, perché nonostante le limitazioni fisiche o mentali, hanno grandi antenne e un ego non troppo strutturato.

Lavori da tanto tempo con i disabili?
Ho iniziato una decina di anni fa con un percorso innovativo per l’epoca, che ha dato risultati insperati. Ora le educatrici che hanno sempre frequentato le mie lezioni continuano e ogni tanto mi chiamano come consulente. Il bambino disabile è ormai perfettamente inserito nelle classi e partecipa tranquillamente, essendo anche valorizzato nel gruppo dello yoga, cosa che magari non accade nelle comuni attività di classe.

Cosa intendi quando parli di yoga e sostenibilità ambientale?
Lo yoga è nato in India 4.000 anni fa, quando non c’era il problema dell’ecologia… secondo me bisogna sposare l’essenza dello yoga, non le coloriture particolari. A me capita a volte di proporre attività che apparentemente sono fuori dalla tradizione, ma che in realtà lo sono più di altre che sono solo superficialmente aderenti alla proposta. Tornando alla sostenibilità: ho deciso di integrare il programma con percorsi che favoriscono la connessione con l’ambiente, il sistema di valori tradizionali con il rispetto per la terra. Sono convinta che per il pianeta sia necessaria la cooperazione tra popoli: come dico sempre, siamo figli della stessa tela e della stessa terra, appunto.

Speciale: yoga e bimbi

Nella miriade di corsi che, ogni anno, le scuole propongono ai propri allievi, negli ultimi anni è entrato anche lo yoga. Insegnanti e specialisti sentono sempre di più il bisogno di formarsi perché vogliono lavorare con gli alunni anche sulla crescita interiore; le mamme, d’altro canto, vedono lo yoga come ultima risorsa per “calmare” i propri figli, sempre più spesso iperattivi e distratti. Cresce, a questo proposito, la richiesta per i corsi ai più piccoli: pensate che in molti casi lo yoga viene proposto anche ai bambini delle scuole materne.

Nei prossimi articoli vogliamo farvi leggere due interviste, entrambe raccolte allo Yogafestival di Milano che si è tenuto dal 12 al 14 ottobre, per raccontarvi il percorso di due esperte: Lorena Pajalunga, presidente dell’Associazione italiana yoga per bambini e Clemi Tedeschi, presidente dell’Associazione italiana pedagogia yoga.

Due approcci diversi, due proposte di formazione differenti e un solo obiettivo: aiutare i bambini a scoprire le proprie potenzialità e a diventare le persone che vogliono essere, capaci di ascoltare se stessi e gli altri, condividere, affrontare la vita con attitudine positiva. Perché una cosa è certa: per cambiare il mondo, bisogna partire dai più piccoli…

Leggi l’intervista a Lorena Pajalunga
Leggi l’intervista a Clemi Tedeschi