In vacanza… impariamo a meditare!

meditationLo abbiamo detto più volte: l’estate ci consente di staccare dalle cattive abitudini, resettare la mente, iniziare nuove (buone) pratiche per prenderci cura di noi stessi. Una di queste è sicuramente la meditazione, ma… come si fa a essere certi di rimanere costanti anche una volta tornati dalle vacanze?

Il segreto è approcciarsi alla meditazione con il metodo che si sente più adatto alle proprie abitudini: ecco allora qualche trucco per migliorare la costanza in modo da portare l’esperienza della meditazione estiva anche a casa, dopo il rientro, nella quotidianità.

1 – Stabilite un orario
L’ideale sarebbe meditare sempre alla stessa ora, scegliendo un momento che vada bene anche al rientro dalle ferie. Per esempio, meglio non abituarsi a meditare alle 10 del mattino mentre siete al mare, sapendo di non poterlo fare al vostro ritorno perché a quell’ora sarete certi di essere in ufficio…

2- Iniziate “soft”
Meditare un’ora il primo giorno, mezz’ora il secondo e nemmeno un minuto il terzo perché già ci si è stufati di “perdere tempo” non solo è inefficace, ma è persino deleterio, perché trasmette una inconscia sensazione di fastidio che allontana le persone dalla pratica. Meglio prendersi solo dieci minuti e poi aumentare il tempo in seguito… faciliterà la costanza!

3- Fate attenzione al vostro corpo
La meditazione più semplice di tutte prevede di ascoltare per prima cosa il corpo, prendendosi alcuni minuti per “sentire” se ci sono tensioni e rigidità. L’attenzione deve passare poi al proprio respiro: questo consente di “staccare” dai pensieri ricorrenti quotidiani, che ci arrecano stress e preoccupazioni. Ogni volta che questi pensieri tornano alla mente, di qualunque natura essi siano, è necessario porre nuovamente attenzione al respiro.

4- Ricordate che l’unione fa la forza
Anche se la meditazione è una pratica personale, iniziare con qualcuno aiuta a non perdersi d’animo e a continuare giorno dopo giorno. Anche seguire un corso, una volta tornati dalle ferie, può essere una buona idea per avere lo sprone necessario a non interrompere la pratica e anzi vi consentirebbe di eseguire meditazioni più intense almeno una volta la settimana.

Vi auguriamo buona costanza!

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Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita

seghe_mentali“Il pensiero è come il coltello: ti ci puoi imburrare il pane oppure tagliartici la gola”. L’ironia di Giulio Cesare Giacobbe, psicologo psicoterapeuta e professore universitario, centra come sempre il punto e mette a nudo la realtà per quello che è, senza mezzi termini. E se pure il lettore non fosse interessato a scoprire cosa sia davvero la realtà, varrebbe la pena di leggere Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita solo per le note a piè di pagina, copiose e divertenti.

Questo libro è forse uno dei più noti dell’autore: con il suo linguaggio semplice e divulgativo riesce a spiegare a tutti, ma veramente a tutti, concetti seri e fondamentali per capire il funzionamento del pensiero ripetitivo, o “sega mentale”, e del perché crei sofferenza.

Ma cos’è una sega mentale? Trattasi di pensiero che non ha attinenza con la realtà. Secondo l’autore ne esistono due tipi: quella benefica e creativa, costituita dalle arti, dalla scienza e dalla filosofia e quella malefica, più diffusa, che crea appunto sofferenza, perché è il pensiero ripetutamente distorto della realtà.

E cos’è la realtà? Non certo quello che pensiamo, che è interpretazione di ciò che vediamo, tocchiamo o sentiamo, bensì il nostro corpo, quello che ci circonda, il nostro respiro, l’insieme delle nostre percezioni.

E allora perché esiste il pensiero? Giacobbe lo spiega bene: è quel meccanismo che ha consentito alla specie Sapiens sapiens (la nostra) di non farsi interamente sbranare dalla tigre dai denti a sciabola all’epoca in cui giravamo ancora con la clava. Il pensiero serviva infatti per riconoscere un pericolo reale per la sopravvivenza e agire di conseguenza. Lo stato di tensione e di stress era breve e generalmente motivato dalla presenza di un animale feroce nei paraggi.

Nella società moderna, in cui è raro essere inseguiti dalle tigri, i pericoli che percepiamo derivano da tutto ciò che minaccia non la nostra vita, ma il nostro status: gli oggetti che possediamo, le persone che frequentiamo, il lavoro che svolgiamo… In questa miriade di presunti attacchi, l’essere umano è sotto stress continuamente e non riesce a reagire. Dall’eccesso di attribuzione di significato non reale agli oggetti circostanti deriva la nevrosi.

L’unico modo per combatterla, secondo l’autore che è un buon conoscitore delle tecniche orientali, è la meditazione: ponendo attenzione al corpo e al respiro, osservando senza pregiudizio persone e cose che ci circondano, è possibile riportare l’attenzione all’hic et nunc e quindi eliminare la sofferenza data dalla tensione generata dal pensiero ossessivo di perdere ciò che abbiamo.

Questo volumetto di circa 120 pagine aiuta a capire in modo divertente i meccanismi del cervello e suggerisce come rieducarlo. Lo consigliamo a tutti.

Giulio Cesare Giacobbe
Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita
Ponte alle grazie
6,90 euro

Lo “yoga da ufficio” va di moda

Per ricricare le batterie in ufficio basta meditare 5 minuti. Una stranezza? No. E’ la nuova tendenza di multinazionali statunitensi ed europee per mantenere alti la produttività e l’umore dei dipendenti

Una volta terminate le vacanze, si sa, il rientro in ufficio è un tasto dolente: gli ombrelloni sono ormai un lontano ricordo e si torna alla solita vecchia routine, allo stress, ai ritmi frenetici del periodo prima delle ferie.

Abbiamo già affrontato lo scorso settembre i disturbi, con conseguente calo di rendimento, dovuti alla sindrome holiday blues. Ma tra le multinazionali Usa e Ue è in atto una nuova tendenza: organizzare corsi di yoga, meditazione o o altre discipline orientali per favorire il benessere psicofisico dei dipendenti.

Negli States, l’apripista è stata la General Mills, azienda leader nel settore alimentare. Grazie a un’iniziativa partita proprio dai dipendenti, ora al termine dell’orario di lavoro, dirigenti e impiegati si ritrovano in un salone per meditare insieme quotidianamente.

Altre grandi aziende, guidate da maturi hippies, che ben conoscono i benefici del misticismo orientale, stanno seguendo lo stesso percorso. Una per tutte, Google, nota per offrire uno dei migliori contesti lavorativi al mondo e in cui oltre mille dipendenti hanno aderito al progetto “Search inside yourself”.

In Europa fanno invece da capofila le multinazionali tedesche. Molte di esse, come BMW, Deutsche Bank o Vodafone D2, hanno assoldato un guru del qui gong da ufficio, Awaii Chuang, 44 anni, esperto e autore di molti manuali in merito.

Secondo Chuang, basterebbero 5 minuti di esercizi al giorno – il migliore sembrerebbe essre quello dell’arco e della freccia – per recuperare la concentrazione il buonumore e rendere di più.

Che fare, dunque? Si può provare a meditare 5 minuti al giorno seduti alla scrivania con la speranza di contagiare colleghi e superiori che, incuriositi, potrebbero offrire il loro supporto nell’organizzazione di un corso di yoga aziendale…

Il potere della Kundalini

Nella tradizione yogica era rappresentata come un serpente che avvolgeva la colonna vertebrale: Kundalini, la forza generativa, può essere risvegliata e portarci una maggiore consapevolezza di noi stessi. Attraverso lo yoga.

In Oriente i maestri spirituali conoscevano il significato di Kundalini, termine della filosofia Advaita, sin da tempi antichissimi: identificata come un’energia residuale della creazione (nota come shakti) che si trova in ogni essere umano, veniva messa in contrapposizione con altri due aspetti, prana (energia vitale) e fohat (energia di movimento). In Occidente l’interesse ricade non tanto sul piano spirituale, ma su quello psicologico, che considera questa forza come una riserva psichica o energia libidinosa nel nostro inconscio.

Kundalini viene simboleggiata da un serpente che avvolge tutta la colonna vertebrale, se è stata “attivata”, oppure, se è “dormiente”, come un serpente arrotolato in tre spire e mezzo situato all’altezza del coccige, sopra un plesso corrispondente al più basso dei chakra, detto muladhara, nella zona del perineo.

Le tre spire di quello che viene considerato un “animale di conoscenza” hanno vari significati e possono rappresentare, di volta in volta, il sacro mantra om (il passato, il presente e il futuro), gli stati di coscienza (la veglia, il dormire e il sognare), i tre tipi di esperienza (soggettiva, sensoriale e assenza di esperienza), i tre guna, ossia le tre qualità della natura (Sattva la consapevolezza, Rajas l’energia, Tamas la stabilità o l’inerzia).

L’attivazione di Kundalini, secondo tradizione, consentirebbe l’apertura dei poteri di chiaroveggenza e chiaroudienza, collegamento con il Tutto Cosmico, una maggior ricettività della mente, più alti livelli di coscienza e conoscenza, amore incondizionato, pace, e unione con lo spirito.

Come? Attraverso la pratica della meditazione yoga, che permetterebbe di risvegliare e potenziare progressivamente tutti i sette chakra, in particolare l’ultimo, quello della testa, che connettendosi con l’energia universale darebbe modo all’individuo di raggiungere uno stato di risveglio o, come viene definito dalla tradizione indiana, di Realizzazione del Sé.

Dato che si tratta di un’energia primordiale molto forte, la tradizione yogica suggerisce comunque cautela e pratica costante e disciplinata.

Campane tibetane per meditare meglio

Strumenti antichissimi, le campane tibetane hanno accompagnato per secoli i monaci buddhisti nelle loro meditazioni. 

L’aspetto delle campane tibetane è quello di una ciotola più o meno grande prodotta nella maggior parte dei casi in una lega bronzea. Le più pregiate, però, sono composte in una lega che comprende i “sette metalli planetari”: argento per la Luna, ferro per Marte, mercurio per l’omonimo pianeta, stagno per Giove, rame per Venere, piombo per Saturno ed oro per il Sole. Alcune contengono addirittura dodici metalli.

L’origine di queste strane campane da terra, che non sono capovolte come le altre loro simili e che non possiedono un batacchio incorporato ma uno esterno, con cui vengono fatte suonare manualmente, è molto antica e addirittura risale all’epoca pre-buddhista. Le prime campane sono nate tra Tibet e India; ne vengono tuttora fabbricate anche in Nepal, (con un’antichissima tradizione nella regione del Thado), in Cina, Giappone e Corea, ma quelle di migliore qualità restano quelle tibetane.

La particolarità di questi strumenti è quello di produrre una lunga vibrazione poliarmonica che ha un effetto psicotropo, cioè che agisce sui processi psicologici umani; per questo le campane tibetane sono da secoli utilizzate per rituali religiosi e meditazioni. L’interesse dell’occidente si registra a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, insieme all’attenzione per diversi altri aspetti della cultura orientale.

Oggi sono talmente diffuse che si possono trovare anche online o esposte in alcuni mercatini dell’artigianato, specie nel periodo natalizio.