Il Brahmanesimo – il cuore del pensiero religioso vedico

Se avete letto Siddharta, vi ricorderete che Hesse lo descrive come figlio di un Brahmano (o Bramino), cioè di un membro della casta sacerdotale, che a un certo punto della sua giovinezza parte per seguire un gruppo di asceti. Ecco, se non avete un’infarinatura sulla cultura indiana del primo millennio a.C., questo libro può essere molto utile per comprendere il contesto sociale e spirituale in cui quei fatti accaddero. Lo scopo principale del testo, naturalmente, non è capire meglio la vita del Buddha ma spiegare più in generale il pensiero religioso vedico.

Il periodo di riferimento è quello che va dal 1800 a.C. al 500 a.C. I Veda (la radice della parola è quella indoeuropea del verbo “vedere, sapere”) sono i testi religiosi prodotti nell’arco di quasi un millennio e la lingua in cui sono scritti viene definita “vedico”, dialetto del ceppo indoario da cui poi si svilupperà anche il sanscrito.

Le autrici e studiose di orientalistica, Maria Angelillo ed Elena Mucciarelli, raccontano di un momento storico in cui la religione rappresentava un forte elemento di aggregazione e di controllo per la società e in cui era centrale il sacrificio rituale alle divinità. E dato che per ottenere i propri scopi – un ringraziamento, una richiesta o una espiazione – tale operazione doveva essere tecnicamente perfetta, ecco spiegata l’importanza crescente della casta sacerdotale, quella dei Brahmani, studiosi detentori del sapere.

Saranno alcune correnti come quella degli asceti vagabondi, o keshin, che mettevano al primo posto la ricerca interiore, a costringere i Brahmani a virare dall’eccesso di forma ad un ricerca della sostanza. Iniziano così le riflessioni filosofiche delle Upanishad vediche, ossia degli ultimi libri dei Veda, che porteranno ad una identificazione tra il principio universale e quello individuale, al disprezzo per il samsara, il ciclo delle vite e a una ricerca dell’Atman, la conoscenza metafisica del sè, che si tenta di raggiungere attraverso diverse metodologie, tra cui il neonato yoga.

Le 114 paginette del testo, che solo a tratti sembra un po’ troppo tecnico, sono comunque scritte in modo chiaro e consentono di farsi un’idea del percorso della sensibilità religiosa indiana prima dell buddhismo.

Maria Angelillo ed Elena Mucciarelli
Il Brahmanesimo – il cuore del pensiero religioso vedico
Xenia tascabili
6,50 euro

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Siddharta

siddhartaIl giovane Siddharta è figlio di un Brahmino, membro della casta sacerdotale, la più alta in grado nella società induista. Possiede tutto: una buona educazione, agio, bellezza, l’amore dei propri cari. Eppure Siddharta è insoddisfatto e in piena crisi esistenziale: “I sacrifici agli dei danno la felicità?”, si domanda. “Non è l’Atman, il soffio vitale, l’essenza, il solo e vero tutto, la cosa da ricercare?”.

Quando alcuni Samana, asceti girovaghi, passano accanto alla casa di suo padre, il ragazzo ha un’intuizione: è con loro che deve andare per trovare l’Atman. Con lui va l’amico Govinda, da cui si separerà solo diverso tempo dopo, quando questi si farà monaco di Gotama, il Buddha, e Siddharta invece no.

Il libro di Hesse racconta delle lunghe peregrinazioni di un uomo che sperimenta, con apertura, tutti gli aspetti della realtà, dal Samsara che è il regno dell’illusione e del peccato, al Nirvana che è verità. Dapprima è un agiato Brahmino, poi un povero Samana, poi un ricco mercante che impara l’arte amatoria dalla bella Kamala e nel contempo indugia nei vizi, giungendo perfino a disprezzarsi. E ancora sperimenta la condizione di un semplice barcaiolo, poi quella difficile e tormentata di padre ed infine, solo al termine di questo tortuoso percorso, quella di Buddha.

Dove risiede la conoscenza, allora? In quale di queste esperienze? E’ lo stesso Siddharta a rispondere, attraverso la penna dell’autore: “Il mondo, caro Govinda, non è imperfetto o impegnato in una lunga via verso la perfezione: no, è perfetto in ogni istante, ogni peccato porta già in sé la grazia, tutti i bambini portano già in sé la vecchiaia, tutti i lattanti la morte, tutti i morenti la vita eterna. […] Per questo a me pare buono tutto ciò che esiste, la vita come la morte, il peccato come la santità, l’intelligenza come la stoltezza, tutto dev’essere così, tutto richiede solamente il mio accordo, la mia buona volontà, la mia amorosa comprensione, e per me tutto è bene, nulla mi può far male.”

Un libro da esperire, pagina dopo pagina, per chi è già convinto che nessun attimo della propria esistenza sia tempo buttato e per chi ha bisogno di crederlo.

Siddharta
di Hermann Hesse
ed. Adelphi