Parole cattive

ImmagineLe parole sono pietre, dicono. Specialmente quando si tratta di parole aggressive. Quello che non si dice è che le aggressioni verbali sono pietre non solo per chi le riceve, ma soprattutto per chi le pronuncia. Di fatto, le parole cattive non sono pietre, sono boomerang.

Tante volte, in situazioni di disagio o che percepiamo come pericolo, l’istinto produce una reazione aggressiva. Si tratta di una reazione normale in molti mammiferi che utilizzano l’aggressività per risolvere frustrazioni, difficoltà e problemi.

Dato che non siamo animali, molti di noi esprimono l’aggressività verbalmente: contro il proprio compagno o la propria compagna se fa qualcosa che non ci piace, contro l’automobilista che ci supera tagliandoci la strada, contro un collega che riteniamo ci abbia fatto un torto. Ma, lungi dall’essere uno sfogo, l’espressione verbale della rabbia è qualcosa che rafforza l’aggressività, invece di essere strumento per stare meglio.

Se di fronte a una situazione di disagio rispondiamo con un’aggressione verbale, il disagio invece di diminuire aumenterà e anzi si rafforzeranno le motivazioni della rabbia, togliendo spazio a ogni altra possibile interpretazione.

Che fare?

1- Riconoscere l’aggressività. Il primo passo per cambiare modalità è accorgersene. Capire che, data una determinata situazione, la nostra reazione è aggressiva. Vederci da fuori. Ci piace quello che vediamo?

2- Sostituire le parole cattive. Cercare soluzioni creative e nuove al problema che si è posto, com calma. Domandarci se possiamo esprimere lo stesso disappunto e ottenere la stessa attenzione o lo stesso rispetto senza urlare, senza parole cattive, senza rabbia.
 
3- Focalizzare la propria attenzione sul respiro, che è l’essenza della meditazione. Uno stato d’animo più calmo e più centrato favorisce soluzioni non aggressive. E staremo meglio noi e chi ci circonda.

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Motta Visconti – Una riflessione sulla violenza

motta_visconti_fb1Avrete letto tutti dell’episodio di cronaca accaduto a Motta Visconti, un paesino dell’hinterland milanese: Carlo Lissi, impiegato 31enne, uccide la moglie e i due figli (una bimba di 5 anni e un bimbo di 20 mesi) perché si è innamorato di una collega che lo respinge dato che è sposato. Invece di lasciare la moglie che evidentemente non ama più, uccide lei e i suoi due bambini perché li considera un ostacolo.

Sul web e soprattutto sui social network si è scatenata la rabbia degli utenti. Una rabbia comprensibile, soprattutto quella delle donne, che ancora una volta hanno visto una loro “sorella” trattata come una cosa e non come una persona, ferita e uccisa dall’uomo che avrebbe dovuto amarla di più e che non aveva dato segno di voler lasciare lei o la famiglia, anzi.

Questo è solo l’ennesimo episodio di violenza, l’ennesimo caso in cui la mancanza di consapevolezza, la mancanza di educazione emotiva e sentimentale portano a una tragedia.

Dobbiamo rassegnarci ad avere paura dei nostri uomini? Lissi a detta di amici e vicini era un padre normale, che stravedeva per i propri figli, che amava la famiglia. E a detta delle Forze dell’Ordine, non ha avuto un raptus. Nessuna lite, nessuno screzio prima di uccidere: avrebbe agito in modo lucido, con calcolo.

Ma si può evitare tutto questo dolore? Si possono evitare situazioni come questa?

“Si può fare molto per le “nuove leve”, per i bambini”, afferma Miriam Carcano. “Bisognerebbe inserire materie quali l’igiene mentale e la consapevolezza e la cura delle emozioni fin dalla scuola materna. Anche il Dalai Lama, nel week end a  Livorno, ha parlato della questione presentando un progetto sperimentale appena iniziato in India. Questo è anche il progetto che, con Paolo Gorini, stiamo sviluppando e che sarà sostenuto dalla scuola di counseling che partirà a ottobre e che formerà counselor psico-evolutivi. Vogliamo contribuire a formare persone con una competenza emotiva di un certo spessore. Perché fatti di quel genere pian piano possano scomparire”.

“L’educazione è una cosa importante, forma il carattere delle persone”, conclude la psicologa psicoterapeuta. “Non possiamo più essere superficiali su queste cose“.

Paura dei conflitti? Chiedi aiuto a un fiore

mimulusVi è mai capitato di provare fastidio per un litigio, una semplice “discussione a voce alta”, un disaccordo affrmato con decisione, a casa o al lavoro, facendovi chiudere in voi stessi? Capita a chi teme di entrare in conflitto. Così facendo, però, non afferma nemmeno se stesso.

La colpa è sempre della paura: alcune persone temono di avanzare una richiesta o di contrapporsi a qualcuno con cui sono in disaccordo, non vogliono creare problemi a loro volta o disagi, non desiderano alzare la voce, pensano che tanto non saranno capite.

Vi sono insomma persone che, temporaneamente o permanentemente, non sono in grado di gestire un conflitto e, per evitare di “entrarci” e di far fronte all’aggressività altrui, evitano anche di esprimere i propri bisogni e desideri.

I meccanismi e le motivazioni responsabili di questi atteggiamenti sono molto profondi e spesso dovrebbero essere indagati e affrontati nel corso di una terapia.

Qui ci limitiamo a segnalare alcuni fiori di Bach (che andrebbero comunque concordati con un floriterapeuta) che, volendo, potrebbero essere di supporto per ritrovare… un po’ di carattere.

Mimulus: viene usato per superare la paura di attivare un conflitto aperto con la persona o l’ambiente che ci schiaccia o ci inibisce.

Centaury: serve per non soffocare la nostra vera identità e rimanere coerenti coi nostri principi e iniziare a dire dei no, anche alle persone a cui vogliamo bene, per prenderci i nostri spazi.

Fateci sapere come va…

Psicologia e Taoismo: LA RABBIA

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Dove ci porta la rabbia? Quali azioni ci fa compiere, quali parole ci fa dire, anche se non vogliamo? Come agisce dentro di noi, come ci cambia? Ma soprattutto: come possiamo affrontarla, gestirla, evitare che ci rovini la vita? Ne parliamo al prossimo seminario…

Miriam Carcano e Paolo Gorini fondono di nuovo le teorie psicologiche con la disciplina del Taoismo per costruire un originale percorso di crescita interiore. Stavolta si lavora per affrontare la regina dei sentimenti negativi: la rabbia.

Nell’incontro di domenica 26 gennaio 2014, dalle ore 9.00 alle 16.00, impareremo a riconoscerla e soprattutto a gestirla, per poter affrontare la vita un po’ più serenamente.

Programma e scopo del corso:

1)    Riconoscere la rabbia e prenderne consapevolezza.
2)    Rendersi conto che la rabbia è un’emozione dannosa non solo quando viene espressa esageratamente, ma forse ancora di più quando viene repressa o addirittura non percepita, perché agisce nel subconscio creando problemi psicosomatici.
3)    Capirne gli effetti. Decidere se è funzionale o penalizzante per la nostra vita.
4)    Imparare le tecniche psicologiche per capire e governare questa emozione spesso difficile da gestire.
5)    Utilizzare il Taoismo come mezzo per affrontare la rabbia in maniera diversa e costruttiva.
6)    Scoprire quali benefici possiamo trarre della combinazione delle due discipline.

Vi aspettiamo nella nuova sede del Centro dell’Essere, in via Rismondo 81, a Seregno.

Per iscrizioni, costi o informazioni varie potete scrivere o telefonare a:

Miriam Carcano miriamcarcano@infinito.it tel 3395016281
Paolo Gorini eucalipto01@libero.it   tel.3386234393.

Vi ricordiamo che le iscrizioni saranno raccolte entro lunedì 20 gennaio.

L’arte di essere felici

de vita beataCome si fa ad essere felici? Filosofi e pensatori, scrittori, religiosi, artisti si sono posti questa domanda sin dalla notte dei tempi. La risposta di oggi viene da un filosofo latino, Seneca, che abbiamo “disturbato” già diverso tempo fa, vi ricordate?

L’autore spiega il suo concetto di felicità nel De vita beata, un volumetto di poche pagine e di facile lettura che, in alcuni punti, ci riporta alla mente suggerimenti della moderna psicologia e precetti di filosofie oggi sicuramente più note al pubblico rispetto a quelle latine antiche, come per esempio il buddhismo.

Ecco alcuni consigli pratici: l’autore di I secolo, sempre così attuale, ci suggerisce per esempio di cercare dentro noi stessi un obiettivo, di fissarlo e di perseguirlo con impegno e con fatica, se necessario.

“Sino a quando vagheremo a caso, non seguendo una guida ma ascoltando lo strepito delle voci discordi che ci spingono in direzioni diverse, la nostra vita, già di per sé breve, si consumerà in questo andare errabondo, anche se ci impegniamo giorno e notte animati dalle migliori intenzioni.Fissiamo dunque bene la meta e scrutiamo attentamente il modo per poterla raggiungere, magari con l’aiuto di un esperto che abbia già intrapreso ed esplorato il cammino che stiamo per affrontare, perché questo non ha nulla a che vedere con tutti gli altri […]: qui sono proprio le strade più battute a trarci in errore”.

Seneca ci ricorda poi che rabbia e paura sono i principali ostacoli alla felicità e che invece una mente pacata, serena, equilibrata (ci verrebbe da dire “meditativa”) risulta l’alleata migliore per affrontare tutti i momenti della vita, anche quelli negativi, senza per dere la propria centratura.

“Felice è dunque quella vita che si accorda con la sua propria natura, il che è possibile solo se la mente, in primo luogo, è sana, ma sana sempre, poi se è forte ed energica, decisamente paziente, capace di affrontare qualunque situazione, interessata al corpo e a quanto lo riguarda ma senza ansie e preoccupazioni, amante di tutto ciò che adorna la vita ma con distacco, disposta a servirsi dei doni della fortuna, ma senza farsene schiava. […] Una volta eliminate tutte le cause di irritazione e di paura, ne conseguono una calma interiore e una libertà ininterrotte…”

Infine il filosofo ci ricorda che che tra il perseguimento di una una mente pacata e sana e del puro piacere del corpo vi è una enorme differenza: la prima è durevole e si accresce, il secondo finisce quando arriva al proprio culmine. E poi:

“Quando uno è schiavo del piacere, lo è anche del dolore e non c’è schiavitù più dannosa che nel soggiacere ora all’uno, ora all’altro di questi due tirannici e capricciosi padroni. Bisogna quindi liberarsene e l’unica via sta nell’indifferenza di fronte alle mutevoli vicende della sorte…”

E a chi la serenità della mente sembra irraggiungibile, sembra “troppo”, a chi pensa che per le parole dei filosofi non siano fatte per le persone normali, trascriviamo le parole più umane e sagge del libro:

“Io non sono saggio e aggiungo che non lo sarò mai. Non pretendete dunque che io sia uguale ai migliori, chiedetemi solo di essere migliore dei cattivi: è già un passo avanti se riesco a togliere ogni giorno qualcosa ai miei difetti e biasimare i miei errori”.

Un libro che consigliamo a chiunque desideri lavorare su di sé, approfondire la saggezza antica e comprendere maggiormente le correnti filosofiche “più battute” oggi.

Lucio Anneo Seneca
De vita beata – L’arte di essere felici
Newton Compton editori
0,99 euro