Riesci a non farti seguire dal lavoro quando sei sotto l’ombrellone?

Un buon libro, una sedia sdraio sulla spiaggia, il rumore del mare: la maggior parte delle persone attende le ferie per rilassarsi e trascorrere qualche giorno all’insegna dell’ozio, dimenticando completamente il lavoro. Ma ci si riesce davvero? Una ricerca dice di no

Lo stress e le preoccupazioni legati all’ufficio ci seguono anche in vacanza. Lo rivela uno studio condotto da InfoJobs.it, portale per la ricerca di impiego attivo in Italia e in molti paesi europei, su un campione di 600 persone. Secondo i dati raccolti, infatti, il 51 per cento degli italiani non riesce a smettere di pensare al lavoro anche quando si trova sotto l’ombrellone ed il 23 per cento ha ammesso di pensarci di continuo. Solo il 12 per cento del campione ha affermato di non pensarci per principio e di dimenticarsene fino a quando non si siede di nuovo alla scrivania.

Ad essere scoraggianti sono soprattutto i dati relativi a pc portatili, palmari, tablet, smartphone: mentre il 56 per cento degli intervistati afferma di non portare in villeggiatura nessuno di questi dispositivi, per riuscire a “staccare” meglio e riposarsi, il 35 per cento del campione non solo li porta con sé, ma si trova a dover lavorare di più proprio per colpa loro.

E voi, siete capaci di “staccare” davvero quando vi trovate in vacanza? Dite la vostra commentando l’articolo o scrivendo sulla nostra pagina facebook.

[Fonte: Asca]

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Fan dei tablet? Attenzione, possono creare dipendenza…

iPadMa anche telefonini di ultima generazione, computer palmari, tutto ciò che ci connette alla rete ovunque siamo e in qualunque momento. E non solo per lavoro. L’hanno definita schiavitù da aggiornamento tecnologico e colpisce generalmente gli uomini compresi nella fascia d’età che va dai 35 ai 55 anni.

Come si capisce che ci si trova di fronte a una dipendenza? Quando non si può fare a meno di  acquistare l’ultimo gingillo tecnologico in commercio. Come i tablet, per l’appunto.

“Queste persone non possono fare a meno di aggiornarsi continuamente e di dotarsi dell’ultima novità, perché per loro la tecnologia è un’estensione della propria mente, una parte di sè: non hanno scampo, sono costretti a seguire il mercato”, spiega Tonino Cantelmi, docente di psicologia dello sviluppo dell’università Lumsa di Roma.

I nuovi ‘schiavi’ dell’hi-tech “rappresentano un mercato inesauribile per l’industria, perché sono costretti ad aggiornarsi, non possono farne a meno, visto che questi strumenti sono parte integrante della loro personalità”.

Fonte: Adnkronos