Comprendere la sofferenza – torna la Way

sofferenza

Sabato 8 novembre si riparte con gli incontri di Way Therapy, dalle ore 9.00 alle 12.30.

Il tema che sarà affrontato dal gruppo è LA SOFFERENZA – COMPRENDERLA PER IMPARARE A GESTIRLA E NON FARSI SOPRAFFARE

Buddha diceva che siamo tutti su questa terra per cercare un po’ di felicità. Come mai è così difficile trovarla? Perchè alla maggior parte di noi non è stato insegnato come fare.

Dovrebbe essere una delle materie scolastiche insegnate fin dai primi anni di scuola, invece questa lezione dobbiamo impararla a nostre spese nel corso della vita. A volte ci avviciniamo ad essa, per un po’ riusciamo anche ad assaporare la gioia, ma presto ci ritroviamo di nuovo in una valle di lacrime.

Non serve a niente autocommiserarci, dare la colpa alla sfortuna, pensare che qualcuno ce l’abbia con noi…, è molto più utile riconoscere che ci mancano gli strumenti, che abbiamo bisogno di istruzioni per imparare a vivere in un modo che sia davvero soddisfacente.

La filosofia Buddhista, attraverso la spiegazione delle Quattro Nobili Verità, un pilastro del vasto insegnamento di Buddha, ci insegna ad accettare la sofferenza come facente parte dell’esistenza e per questo inevitabile, ma ci spiega anche come uscirne e come imparare passo dopo passo a stare nella gioia piuttosto che nel dolore.

Questo sarà il tema del prossimo incontro di Way Therapy. Conduce il gruppo, come sempre,  Miriam Carcano. Per informazioni, si può inviare una mail qui oppure contattare telefonicamente la dottoressa Carcano.

Cioccolato, un quadratino di felicità

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Ci sono tanti buoni motivi per concedersi un pezzetto di cioccolato a fine pasto. Che sia fondente extra, al latte o alle nocciole, questa meraviglia derivata dalla lavorazione della pianta del cacao ha diverse proprietà che fanno bene all’umore. Ve ne raccontiamo alcune… ma attenzione a non abusarne!

Il nome scientifico, teobroma cacao, mette in evidenza la presenza di teobromina, elemento principale della pianta. Ma a indicare “l’anima” della cioccolata è il ben più antico nome azteco, xocoatl. Questo termine significa “cibo degli dei” e indica una bevanda energizzante (considerata sacra dagli antichi) che si preparava coi frutti
della pianta del cacao e veniva aromatizzata con diverse spezie, tra cui vaniglia, peperoncino e pepe.

Oggi la parola cioccolata, che indichi quella da bere o la ben nota tavoletta, è sinonimo di dolce, di piacere, di sfizio. Abusarne, specialmente se prendiamo in considerazione le varianti più zuccherate (al latte, bianca, alle nocciole), può creare gravi disturbi; gustarla con moderazione, in particolare nella sua variante fondente,
ha invece effetti davvero interessanti sulla salute e sulla psiche.

1- E’ energizzante, sedativa della tosse e migliora l’apparato cardiovascolare. Gli effetti benefici sulla salute sono dovuti alla teobromina, alcaloide presente oltre che nella pianta del cacao, anche in quella del tè (a piccole dosi).

2- Provoca una sensazione di piacere e benessere perché fa aumentare i livelli di serotonina, il cosiddetto ormone della felicità; di endorfina, utile a inibire il dolore; di feniletilamina, la sostanza chimica che il cervello produce durante l’innamoramento; di difenildantonina, un antidepressivo e di anandamide sostanza simile a uno dei principi attivi della marijuana!

3- Contiene magnesio, sostanza utile a riequilibrare il sistema nervoso.

4- Costituisce una coccola. Concedersi un quadratino (e sottolineiamo quadratino…) di cioccolato ogni tanto equivale a dire a se stessi “Ti voglio bene”.

5- Contiene antiossidanti, sostanze anti-età che contrastano il processo di invecchiamento. Certo, quello dell’eterna giovinezza è un mito da non inseguire a tutti i costi e i segni della vecchiaia indicano non solo il tempo che passa, ma anche esperienza e saggezza… ma a tutti piace l’idea di potersi sentire un po’ più giovani e belli, no?

Sorridi che ti passa

smileSorridere fa bene allo spirito e alla salute, anche o forse soprattutto nei momenti più difficili, quando di inarcare le labbra all’insù non ne vogliamo proprio sapere. Lo confermano gli studi!

Le ricerche che sostengono (dati alla mano) che chi sorride sia più aperto al mondo che lo circonda, più ricettivo e meno incline alla depressione sono davvero moltissime e alcune di esse sono anche alla base di attività come la clownterapia (quella di Patch Adams, tanto per intendrci) o lo yoga della risata.

Anche quando costringiamo i nostri muscoli facciali a sorridere pur non avendone voglia, il risultato in termini di umore e benessere fisico sono molto significativi. Per esempio, qualche anno fa, uno scienziato della Columbia University, Mark Stibich, ha confermato che il sorriso attenua lo stress perché distende l’espressione del viso, rallenta il respiro, decontrae i muscoli.

Una ricerca del Westfield State College dimostra inoltre (anche se non c’è bisogno di dati scientifici per intuirlo…) che chi sorride, specie se è maschio, è più attraente e ha più facilità nei rapporti sociali.

Ecco perché sorridere deve essere un preciso compito da assolvere ogni giorno, un esercizio terapeutico da svolgere specialmente se si sente che qualcosa nella propria vita non va!

Si può…

1- Trascorrere del tempo con gli amici più divertenti che si conoscono;
2- Guardare qualcosa di buffo in tv;
3- Evocare ricordi felici;
4- Forzare i muscoli facciali a sorridere.

Provare per credere!

Conversazioni con Dio

Quello di Neale Walsch non è un testo new age, non parla di visioni mistiche e non racconta dell’incontro tra l’autore e un austero vecchio con la barba bianca adagiato su un trono celeste. Niente di tutto ciò. Questo libro è una normalissima lettera di sfogo rivolta a Dio e in cui proprio Dio, “casualmente”, risponde.

Ipotizzate di essere in preda allo sconforto, stanchi della vita, disperati, depressi. Ipotizzate di avere l’abitudine di mettere nero su bianco le vostre frustrazioni e i vostri dispiaceri, su un diario, magari. Ipotizzate poi di aver individuato la causa delle vostre sfortune nella divinità in cui credete e di decidere di scrivere ad essa un’accorata lettera di protesta per avere una valida e razionale spiegazione su tutto quello che nella vostra esistenza non funziona.

Infine, immaginate di aver appena terminato di porre a Dio le vostre domande per iscritto, di essere psicologicamente esausti e che, mentre siete ancora seduti con la biro attaccata al foglio, la vostra mano inizi a muoversi da sola, quasi autonomamente, disegnando parole e frasi di risposta.

Il punto di partenza di “Conversazioni con Dio” – il cui titolo, in un certo senso, è quasi fuorviante – è questo. Neale Walsch, dopo un periodo buio, ha davvero scritto una lettera di protesta a Dio che, proprio nel modo appena descritto, gli ha risposto, costruendo un lungo e importante dialogo con lui, pubblicato poi in questo volume. Ma chi o cos’è Dio, allora?

Walsch lo lascia intuire quasi subito: il divino è la nostra essenza più profonda che tutto già conosce e che può guidarci come un maestro interiore nel cammino della vita, se la sappiamo ascoltare. Dio è la parte più pura, elevata e saggia di noi stessi, quella che abbraccia la gioia, quella che fa sì che ci accettiamo per come siamo, che rifiuta i dogmi, quella che preferisce l’amore alla paura, che ci ricorda che i nostri stessi pensieri sono le energie psichiche che “buttiamo” all’Universo, ri-ottenendo in cambio quanto abbiamo domandato, consapevolmente o inconsapevolmente.

Sembra quasi che l’autore intenda il divino come Socrate intendeva il Daimon, lo spirito interiore che faceva da guida al filosofo greco.

“Conversazioni con Dio”, dunque, non deve essere letto come una rivelazione, ma come un esercizio, uno sprone per iniziare a conoscere, riscoprire, “ricordare”, come afferma Walsch, la propria interiorità, il proprio compito nel mondo; per far funzionare quella che altri avrebbero chiamato intelligenza corticale; par avere la forza di ascoltare il mondo e guardare davvero in fondo a se stessi.

Consigliamo questo libro a tutti, ma soprattutto a tutti coloro che non si accontentano di risposte banali sul senso dell’esistenza.

Neale Donald Walsch
Conversazioni con Dio
Sperling&Kupfer Economica
10,50 euro

La meditazione virtuale funziona

Qualche volta i social network aiutano a combattere ansia, stress e depressione. Parola di un team di ricerca statunitense che ha svolto uno studio su una community di Second Life, proponendo tecniche di meditazione virtuali. I risultati? Sorprendenti

Abbiamo scritto vari articoli riguardanti la dipendenza da tecnologia, supportati sempre da diverse ricerche. Finalmente qualche giorno fa ne è comparsa una su PLoS one, un aggregatore di studi pubblicati su diverse riviste scientifiche, che dimostra invece l’utilità dei sempre più diffusi social network nel combattere mali del nostro tempo quali ansia e stress.

La pubblicazione riguarda un esperimento sull’insegnamento online di tecniche di meditazione ed è stato condotto su 24 persone da parte degli studiosi del Massachusetts General Hospital (MGH). Si è in pratica chiesto al gruppo di pazienti di seguire, per otto settimane, un corso di meditazioni guidate su Second Life, dove si accede attraverso un avatar, cioè un alter ego. I soggetti sono stati divisi in tre gruppi, ciascuno dei quali doveva collegarsi due volte a settimana con gli esperti che spiegavano le tecniche e rispondevano a dubbi e quesiti.

Al termine delle sessioni è stato poi chiesto di compilare un questionario sulla percezione dello stress e dell’ansia. La maggior parte dei pazienti a dimostrato una riduzione dei sintomi e ha continuato ad utilizzare le tecniche apprese anche diversi mesi dopo la fine dell’esperimento.

Il successo della ricerca si è rivelato utile soprattutto per un motivo: consente ai pazienti che non possono partecipare ai gruppi tradizionali (perché magari portatori di handicap fisici) di superare le proprie barriere e di accedere quindi a questo tipo di terapie.

Come ha affermato Joseph Kvendar, direttore del Center of Connected Health, coautore della ricerca insieme a Daniel Hoc, ricercatore al Benson-Henry Institute for Mind Body Medicine dell’MGH, “i social network e le community online rappresentano ormai un importante elemento di supporto, informazione e motivazione per molti pazienti”.