Quando la crisi è sotto l’ombrellone

crisi estivaForse è il caldo, o forse è il miraggio delle vacanze che sempre più si avvicinano, regalando qualche meritato giorno di riposo dal lavoro. Fatto sta che l’estate ha, esattamente come la fine dell’anno, il potere di far sentire alle persone che qualcosa nella loro vita non è “a posto”, fa stilare bilanci e desiderare di ripartire a settembre in modo diverso…

Che si tratti di esigenze reali e profonde o forse solo di momentanei “capricci” dovuti alla stanchezza e allo stress, l’attesa e temuta “crisi esistenziale estiva” è comune a molti individui. La sua caratteristica è quella di far guardare prima indietro, passando in rassegna quello che si è realizzato durante i quasi dodici mesi che separano dalla vacanza precedente, e poi in avanti, al futuro, facendo ripromettere di cambiare tutto quello che, fino a questo momento, non è andato nel “verso giusto”.

In genere questa crisi fa mettere in discussione vari aspetti della vita, dal lavoro che si svolge alla relazione col partner: ci si può sentire insoddisfatti, inadeguati, stanchi, strssati, senza abbastanza spazio per esprimere se stessi e soffocati dagli obblighi, dagli impegni presi e dalle richieste altrui. Oppure si può pensare di non aver combinato abbastanza, si vuole rivoluzionare tutto, si fanno paragoni con le vite di parenti e amici e e si stimano negativamente la propria storia d’amore o il proprio lavoro. La sensazione è quella di aver perso la bussola e di stentare a recuperare la rotta.

Che fare per ritrovare la strada e “resettare” la mente?

1- Staccare.
Il modo migliore per capire se l’insofferenza dipende da esigenze serie o solo da stanchezza e capricci è staccare completamente, per qualche giorno, dal lavoro e dalla solita routine. Vuol dire per esempio spegnere il telefono ed evitare di ricevere costantemente e-mail se siete in vacanza. La vacanza è vacanza, è fatta apposta per ricaricare il cervello. Se non si hanno a disposizione delle ferie, bisognerebbe cercare di prendersi almeno dei week end tutti per sé: va bene anche una domenica in bici, rigorosamente senza portare appresso lo smartphone…

2- Smettere di fare paragoni.
Perché dovrebbe essere rilevante che la vostra amica del cuore abbia una storia d’amore favolosa o che il vostro compagno di banco del liceo abbia una carriera più fulgida della vostra? Il vostro percorso è solo vostro, ciascuno ha cose diverse da imparare. Pensate a quello che voi volete realizzare, quello che vi fa stare bene.

3- Recuperare il proprio centro.
La vostra vita è solo vostra, quindi siete voi a decidere cosa vi fa felici e in che modo dimostrare a voi stessi che vi volete bene. Può sembrare un discorso egoista, in realtà è vero il contrario: se voi vi sentite centrati e sereni, anche le persone attorno a voi sentiranno la vostra energia positiva. Se non state bene, trasmetterete questo stato d’animo anche a chi vi sta accanto. Ristabilite quindi il vostro spazio, evitando di farvi sommergere.

Potete:
meditare pochi minuti al giorno;
– decidere un’ora della giornata in cui vi occuperete solo di voi stessi;
dire di no: dire sempre di sì alle esigenze altrui, significa dire molti no alle proprie. Dire sì a voi stessi vi permette di recuperare energie…
restare in “ascolto”, senza affannarvi a cercare soluzioni. Più cercate di controllare tutto, più le risposte vi sfuggiranno di mano. Lasciate andare le domande e.. aspettate.

Il Centro dell’Essere

16 e 17 marzo – Torna il corso sul Metodo Buteyko contro asma, allergie e attacchi di panico

allergyAl Centro dell’Essere di Seregno si torna a parlare di ansia e attacchi di panico: per metà marzo è previsto il corso sul Metodo di respirazione Buteyko, condotto dall’istruttore Carlo Carlesi

Il metodo è efficace per combattere anche asma, allergie, ipertensione, apnee notturne e tante altre patologie.

L’appuntamento è per sabato 16 e domenica 17 marzo e sarà preceduto venerdì 15 alle ore 21.00 da una conferenza di presentazione dello stesso istruttore. Durante le due giornate saranno presentate e sperimentate dai partecipanti semplici tecniche studiate dal medico Russo K. Buteyko e approvate dal ministero della sanità russo fin dal 1985.

Per saperne di più, vi rimandiamo all’intervista rilasciataci da Carlo Carlesi.
Come funziona il metodo Buteyko

Gli orari delle due giornate
Sabato 9,30 – 12,30; 14,30 – 18,00
Domenica 9,30 – 12,30

Per le iscrizioni è necessario inviare una e-mail all’indirizzo info@buteykoclinic.it oppure telefonare all’istruttore al numero 347 9643836 specificando recapito telefonico e i problemi di salute per i quali si vuole frequentare il corso. Per maggiori informazioni, è possibile infine visitare il sito ufficiale Buteyko Clinic.

La meditazione virtuale funziona

Qualche volta i social network aiutano a combattere ansia, stress e depressione. Parola di un team di ricerca statunitense che ha svolto uno studio su una community di Second Life, proponendo tecniche di meditazione virtuali. I risultati? Sorprendenti

Abbiamo scritto vari articoli riguardanti la dipendenza da tecnologia, supportati sempre da diverse ricerche. Finalmente qualche giorno fa ne è comparsa una su PLoS one, un aggregatore di studi pubblicati su diverse riviste scientifiche, che dimostra invece l’utilità dei sempre più diffusi social network nel combattere mali del nostro tempo quali ansia e stress.

La pubblicazione riguarda un esperimento sull’insegnamento online di tecniche di meditazione ed è stato condotto su 24 persone da parte degli studiosi del Massachusetts General Hospital (MGH). Si è in pratica chiesto al gruppo di pazienti di seguire, per otto settimane, un corso di meditazioni guidate su Second Life, dove si accede attraverso un avatar, cioè un alter ego. I soggetti sono stati divisi in tre gruppi, ciascuno dei quali doveva collegarsi due volte a settimana con gli esperti che spiegavano le tecniche e rispondevano a dubbi e quesiti.

Al termine delle sessioni è stato poi chiesto di compilare un questionario sulla percezione dello stress e dell’ansia. La maggior parte dei pazienti a dimostrato una riduzione dei sintomi e ha continuato ad utilizzare le tecniche apprese anche diversi mesi dopo la fine dell’esperimento.

Il successo della ricerca si è rivelato utile soprattutto per un motivo: consente ai pazienti che non possono partecipare ai gruppi tradizionali (perché magari portatori di handicap fisici) di superare le proprie barriere e di accedere quindi a questo tipo di terapie.

Come ha affermato Joseph Kvendar, direttore del Center of Connected Health, coautore della ricerca insieme a Daniel Hoc, ricercatore al Benson-Henry Institute for Mind Body Medicine dell’MGH, “i social network e le community online rappresentano ormai un importante elemento di supporto, informazione e motivazione per molti pazienti”.