Brain, il cervello – istruzioni per l’uso

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Scienza e psicologia si aiutano a vicenda. Sono discipline correlate, che si supportano, si spiegano, si completano, sì, quasi in una sorta di Tao. Ecco perché Brain, la mostra sul cervello umano allestita al Museo di storia naturale di Milano, il più grande d’Italia e uno dei più importanti d’Europa, ci è piaciuta tanto. E ve la consigliamo

Il percorso è interattivo e multimediale. Le sezioni sono sette: Introduzione, Teatro introduttivo; Il cervello sensibile; Il cervello emozionale; Il cervello pensante, Il cervello mutevole; Il cervello del futuro. Come lettori del blog, vi ritroverete in particolare nella sezione dedicata alle emozioni: si parla di cervello rettiliano, limbico e neocorticale, si spiega da dove vengono le pulsioni e come vengono gestite e controllate, si parla di meditazione come strumento per sviluppare la neocorteccia. E poi si racconta del rapporto tra legami interpersonali e sostanze chimiche del cervello, si parla persino di amore e di coppia

L’allestimento è insomma un bel complemento alle nostre tematiche quotidiane, una bella base da cui partire per riflettere, capire e discutere. Belle anche tutte le altre sezioni della mostra, sia per i bambini, sia per i grandi: ci sono immagini, giochi di abilità e “brain training”, parti di cervello (in plastica, ovviamente!) da dissezionare e ricomporre, test per verificare qual è il proprio tipo di intelligenza predominante.

Orari
Lunedì: 9.30 – 13.30
Martedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica: 9.30 – 19.30
Giovedì: 9.30 – 22.30

Biglietti
Intero: € 10,00
Ridotto: € 8,50
Ridotto speciale: € 5,50
Speciale famiglia:
adulto € 8,50+ bambino € 5,50

Se desiderate più informazioni, ecco il sito della mostra Brain, il cervello – istruzioni per l’uso 

Chiara
Redazione Centro dell’Essere

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432, il numero dell’armonia

Vi siete mai domandati per quale motivo, ascoltando alcuni tipi di musica, ci si sente rilassati e in pace col mondo, mentre altri generi danno eccitazione, altri ancora angoscia, ansia e perfino rabbia? Dipende dalla frequenza del suono. Quella che fa bene all’anima è di 432 hertz

Le ricerche sulle frequenze della natura sono diventate sempre più importanti e numerose nell’ultimo secolo e annoverano, tra gli studiosi, personaggi di spicco quali Nikola Tesla, Albert Einstein, Rudolf Steiner. Secondo diverse fonti, il cuore del nostro pianeta batte, non udito dall’uomo, a 8 Hz. La natura (e in particolare i versi degli animali) vibra a multipli di 8: dal ronzio della api al cinguettio degli uccelli, al canto dei delfini, tutto nel mondo naturale segue questa regola.

Recentemente si è creato un filone musicale a sè, una piccola nicchia di compositori e artisti che compongono brani basandosi sui suoni “naturali”, utilizzando la frequenza di 432Hz (multiplo di 8, quindi del battito naturale della Terra). Questo perché, si è scoperto, tale frequenza ha la caratteristica di riportare in equilibrio i due emisferi del cervello, infondendo così pace e serenità in chi ascolta. Ma non solo: per alcuni studiosi, molte malattie dipendono dall’alterazione della frequenza naturale di uno dei due emisferi. Riportandoli entrambi ad uno stato armonico sarebbe possibile mantenersi in salute più a lungo.

E poi ci sono le ripercussioni psicologiche. Tutto ciò che si discosta dai 432 Hz provoca nell’essere umano stati d’animo diversi, talvolta di esaltazione, altre volte di rabbia, altre ancora di ansia e paura. Ecco perché, ad esempio, la maggior parte della musica prodotta durante la Seconda Guerra Mondiale non era composta secondo la frequenza naturale, ma a 450 Hz, in modo da caricare e motivare le truppe in battaglia supereccitando la parte razionale del cervello. Più le frequenze salgono, maggiore è lo stato di eccitazione.

Basandosi su queste ricerche lo Shiller Institute, un think tank presente in diversi Paesi del mondo, tra cui l’Italia, ha promosso una campagna per esortare i musicisti a comporre a 432 Hz e non a 440, frequenza ormai tipica dello show business e della pubblicità, con la caratteristica di “attrarre”.

Per diffondere le conoscenze riguardo alla musica della natura è nato anche un portale, www.omega432.com, che raccoglie ricerche e testimonianze.

Che imbarazzo!

imbarazzoCi sentiamo osservati, infastiditi, giudicati… insomma, siamo in imbarazzo. Si tratta di una delle reazioni più comuni, ma da dove nasce? La risposta arriva da un team di ricerca dell’Università della California che ha condotto un esperimento su alcuni soggetti al karaoke, registrandone le reazioni durante le esibizioni canore.

Lo studio ha ‘localizzato’ l’imbarazzo e la vergogna di se stessi in una parte del tessuto dell’emisfero destro del cervello, la corteccia cingolata anteriore pregenuale. Più questa regione del cervello si attiva, maggiore è l’imbarazzo che ne consegue e viceversa.

La ricerca ha anche evidenziato come pazienti affetti da malattie neurodegenerative abbiano mostrato una maggiore indifferenza nei confronti dell’esibizione pubblica e delle stonature.

[Fonte: Time]