Esiste la formula della felicità?

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Come si fa ad essere felici? Se ne parla a Roma, al Festival delle scienze 2013, dal 17 al 20 gennaio, con neuroscienziati, economisti, filosofi, scrittori, psicologi, sociologi…

Questo weekend, all’Auditorium Parco della Musica sono in programma incontri, dibattiti, mostre e spettacoli per parlare del tema che accomuna tutti gli esseri umani: la ricerca della felicità. Esiste una formula per trovarla? Dove dobbiamo cercarla, in che modo? E’ possibile essere felici anche in questa difficile congiuntura? Da cosa dipende? Chimica? Autodisciplina? Riprogrammazione della mente? Caso?

Durante il festival, esperti di varie discipline cercheranno di comprendere e spiegare quali sono gli atteggiamenti e le condizioni che portano alla felicità, cosa accade nel cervello quando stiamo bene, come varia da cultura a cultura questo concetto.

I lavori inizieranno giovedì 17 gennaio: si parte dall’esempio del piccolo stato del Buthan, situato tra Cina e India, dove il benessere degli abitanti non si valuta dal Pil, ma dal Fil, cioè dall’indice di “felicità interna lorda”. A parlarne ci saranno Mark Williamson, direttore di Action for Happiness, e Phuntsho Rapten, del Centre for Bhutan Studies.

Si affronteranno temi economici anche venerdì 18: stavolta tocca al premio Nobel Amartya Sen, per parlare del rapporto tra felicità e diseguaglianze.

Sempre per venerdì sono attesi i dibattiti tra Gustavo Zagrebelsky e il direttore di La Repubblica Ezio Mauro su democrazia e felicità e tra Dan Haybron dell’Università di Saint Louis e il filosofo Salvatore Natoli, su filosofia e felicità.

Per domenica 20 è invece previsto il dibattito Buddhismo e scienza: dialogo sulla felicità, con il couselor Thomas Bien e il chimico Pier Luigi Luisi.

Tra le attività ricreative in cartellone segnaliamo Dal big bang alla civiltà in sei immagini, racconto a due voci tra l’astrofisico Amedeo Balbi e lo scrittore Antonio Pascale e Morso, sesso e felicità, un corso di cucina afrodisiaca proposto dallo chef Carmelo Chiaramonte.

Trovate il calendario completo del festival sul sito dell’Auditorium.

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Aurora – Festival di Natura e Spirito: Pienza (Siena) – 22-24 Giugno 2012

In questo difficile periodo di cambiamento, aumentano le occasioni di discussione sui temi della ricerca interiore. E’ il caso dell’Aurora festival, dove per tre giorni, dal 22 al 24 giugno, si parlerà di natura, di tradizioni di guarigione del mondo, di potere evolutivo femminile, e dove si potranno incontrare maestri e studiosi di spiritualità. Il tutto a Pienza, nel cuore della Toscana

La manifestazione è alla sua prima edizione e conta già diversi personaggi illustri: per citarne alcuni, Khyongla Rato Rinpoche, lama tibetano che ha fondato il primo centro buddista Tibet Centre di New York; Juan Flores Salazar, per la prima volta in Europa appositamente per il festival, direttore del centro studi di piante medicinali di Mayantuyacu in Peru; Vicki Noble, eco-femminista e docente dell’Istituto di Psicologia Transpersonale di Palo Alto.

Per tre giorni, nelle strade e nelle piazze della Val d’Orcia le persone potranno assistere a conferenze, visitare mercatini d’autore e partecipare a sessioni di yoga. Il festival è gratuito nella sola giornata di venerdì, è necessario pagare solo la quota della tessera associativa che costa 10,00 euro. La partecipazione alle giornate singole di sabato e domenica è di 80,00 euro, ad entrambe è di 150,00 euro.

Trovate il programma dell’evento e l’elenco dei relatori sul sito dedicato.

Il Dalai Lama a Milano – 27-28 giugno

Gli insegnamenti del XIV Dalai Lama al Mediolanum Forum di Assago (MI). Sua Santità Oceano di Saggezza (traduzione di Tenzin Gyatso) ha infatti accettato l’invito del centro buddhista Ghe Pel Ling e sarà a Milano per due giorni di incontro col pubblico meneghino a fine giugno

L’evento è reso possibile grazie agli sforzi e all’interessamento del Ven. Thamthog Rinpoche, attuale abate del Monastero di Namgyal, in India, e guida spirituale dell’Istituto Studi di Buddhismo Tibetano Ghe Pel Ling. I milanesi potranno di nuovo incontrare il Capo spirituale dei tibetani in esilio ed ascoltarne le parole di pace, di unione e comprensione tra i popoli.

PROGRAMMA
27 giugno: la giornata sarà dedicata al commento del testo di Lama Tzong Khapa “I Tre Aspetti Principali del Sentiero”, un testo breve, ma di straordinario contenuto che introduce al pensiero buddhista mahayana.

28 giugno, mattina: Sua Santità conferirà l’iniziazione di Avalokitesvara, che è la manifestazione della Compassione universale di Buddha. Ricevere un’iniziazione significa ricevere una trasmissione di energia positiva, che permette di creare le cause per ottenere le stesse qualità della Divinità.

28 giugno, pomeriggio: il Dalai Lama terrà una conferenza pubblica sul tema “La felicità al di là della religione”, in cui illustrerà un approccio positivo alle problematiche esistenziali della società umana per suggerire un’etica ideale comune a tutte le persone, che vada oltre i particolarismi e i dogmi delle singole religioni. Con la speranza di illuminare le scelte fondamentali sopratutto in momenti di cambiamenti epocali come quello che stiamo attraversando.

COME PARTECIPARE
Per accedere alle due giornate è possibile iscriversi tramite internet. Il contributo richiesto ha l’unico scopo di coprire le spese organizzative.

DOVE
Mediolanum Forum di Assago – Via Giuseppe Di Vittorio, Assago (Mi)

Per saperne di più www.dalailama-milano2012.org

Il Terzo occhio tra tradizione e scienza

Per i Buddhisti è l’organo della meditazione e della chiaroveggenza, consente di proiettare la visione di noi stessi nel futuro, di accrescere la creatività, di sviluppare addirittura capacità extrasensoriali e di “vedere” senza l’uso della vista. Secondo la tradizione orientale, il Terzo occhio è un fondamentale strumento di autoconsapevolezza

Situato all’incrocio dei due nervi ottici, il Terzo occhio, o Terzo occhio di Shiva, viene identificato con il sesto chakra, quello preposto alla visione interiore, e viene rappresentato come un occhio posto sulla fronte, proprio sopra l’incrocio delle sopracciglia. Poiché è legato alla vista fisica, un affaticamento eccessivo degli occhi (dovuto ad esempio a troppa tv o troppo computer) può rovinarlo o addirittura chiuderlo.

Per aprirlo e migliorare la propria capacità di concentrazione e percezione e per sviluppare il sesto senso è necessaria molta meditazione e anche molto… buio. Secondo tradizione, infatti, il Terzo occhio sarebbe da identificare con la ghiandola pineale (o epifisi), situata nell’epitalamo non molto distante dalla ghiandola pituitaria (o ipofisi).

Scoperta già più di duemila anni fa, nella letteratura indiana antica la pineale è segnalata come organo di chiaroveggenza o di meditazione, in grado di consentire all’uomo di ricordare le sue vite precedenti, se opportunamente stimolata. In età adulta, infatti, è frequente la sua “calcificazione”, cui sarebbe imputabile la perdita delle capacità prima descritte.

Per Galeno, medico del II secolo a.C., la ghiandola pineale era una struttura simile alle ghiandole linfatiche e così è stata interpretata fino al rinascimento. Nel 1640, Descartes (il filosofo Cartesio) definisce l’epifisi come “la sede dell’anima” e anello di congiunzione tra res cogitans e res extensa.

Secondo le attuali ricerche neurofisiologiche, l’epifisi si comporta come un trasduttore neuroendocrino che converte un input nervoso (la noradrenalina) in un output ormonale che va in circolo, ossia la melatonina. Questa sostanza, conosciuta come l’ormone che regola i ritmi sonno-veglia, viene prodotta dall’organismo essenzialmente in assenza di luce, in particolare tra le 2 e le 4 di notte: la sua funzione è quella di controllare l’attività onirica, rafforzare il sistema immunitario, abbattere lo stress.

E anche se dagli studi a disposizione il Terzo occhio non viene propriamente identificato con l’azione della ghiandola pineale e della melatonina sull’organismo, è innegabile che un corretto funzionamento di questa parte del cervello favorisca la salute psicofisica della persona e migliori la capacità di vivere in armonia con l’ambiente circostante.

Campane tibetane per meditare meglio

Strumenti antichissimi, le campane tibetane hanno accompagnato per secoli i monaci buddhisti nelle loro meditazioni. 

L’aspetto delle campane tibetane è quello di una ciotola più o meno grande prodotta nella maggior parte dei casi in una lega bronzea. Le più pregiate, però, sono composte in una lega che comprende i “sette metalli planetari”: argento per la Luna, ferro per Marte, mercurio per l’omonimo pianeta, stagno per Giove, rame per Venere, piombo per Saturno ed oro per il Sole. Alcune contengono addirittura dodici metalli.

L’origine di queste strane campane da terra, che non sono capovolte come le altre loro simili e che non possiedono un batacchio incorporato ma uno esterno, con cui vengono fatte suonare manualmente, è molto antica e addirittura risale all’epoca pre-buddhista. Le prime campane sono nate tra Tibet e India; ne vengono tuttora fabbricate anche in Nepal, (con un’antichissima tradizione nella regione del Thado), in Cina, Giappone e Corea, ma quelle di migliore qualità restano quelle tibetane.

La particolarità di questi strumenti è quello di produrre una lunga vibrazione poliarmonica che ha un effetto psicotropo, cioè che agisce sui processi psicologici umani; per questo le campane tibetane sono da secoli utilizzate per rituali religiosi e meditazioni. L’interesse dell’occidente si registra a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, insieme all’attenzione per diversi altri aspetti della cultura orientale.

Oggi sono talmente diffuse che si possono trovare anche online o esposte in alcuni mercatini dell’artigianato, specie nel periodo natalizio.