Conversazioni con Dio

Quello di Neale Walsch non è un testo new age, non parla di visioni mistiche e non racconta dell’incontro tra l’autore e un austero vecchio con la barba bianca adagiato su un trono celeste. Niente di tutto ciò. Questo libro è una normalissima lettera di sfogo rivolta a Dio e in cui proprio Dio, “casualmente”, risponde.

Ipotizzate di essere in preda allo sconforto, stanchi della vita, disperati, depressi. Ipotizzate di avere l’abitudine di mettere nero su bianco le vostre frustrazioni e i vostri dispiaceri, su un diario, magari. Ipotizzate poi di aver individuato la causa delle vostre sfortune nella divinità in cui credete e di decidere di scrivere ad essa un’accorata lettera di protesta per avere una valida e razionale spiegazione su tutto quello che nella vostra esistenza non funziona.

Infine, immaginate di aver appena terminato di porre a Dio le vostre domande per iscritto, di essere psicologicamente esausti e che, mentre siete ancora seduti con la biro attaccata al foglio, la vostra mano inizi a muoversi da sola, quasi autonomamente, disegnando parole e frasi di risposta.

Il punto di partenza di “Conversazioni con Dio” – il cui titolo, in un certo senso, è quasi fuorviante – è questo. Neale Walsch, dopo un periodo buio, ha davvero scritto una lettera di protesta a Dio che, proprio nel modo appena descritto, gli ha risposto, costruendo un lungo e importante dialogo con lui, pubblicato poi in questo volume. Ma chi o cos’è Dio, allora?

Walsch lo lascia intuire quasi subito: il divino è la nostra essenza più profonda che tutto già conosce e che può guidarci come un maestro interiore nel cammino della vita, se la sappiamo ascoltare. Dio è la parte più pura, elevata e saggia di noi stessi, quella che abbraccia la gioia, quella che fa sì che ci accettiamo per come siamo, che rifiuta i dogmi, quella che preferisce l’amore alla paura, che ci ricorda che i nostri stessi pensieri sono le energie psichiche che “buttiamo” all’Universo, ri-ottenendo in cambio quanto abbiamo domandato, consapevolmente o inconsapevolmente.

Sembra quasi che l’autore intenda il divino come Socrate intendeva il Daimon, lo spirito interiore che faceva da guida al filosofo greco.

“Conversazioni con Dio”, dunque, non deve essere letto come una rivelazione, ma come un esercizio, uno sprone per iniziare a conoscere, riscoprire, “ricordare”, come afferma Walsch, la propria interiorità, il proprio compito nel mondo; per far funzionare quella che altri avrebbero chiamato intelligenza corticale; par avere la forza di ascoltare il mondo e guardare davvero in fondo a se stessi.

Consigliamo questo libro a tutti, ma soprattutto a tutti coloro che non si accontentano di risposte banali sul senso dell’esistenza.

Neale Donald Walsch
Conversazioni con Dio
Sperling&Kupfer Economica
10,50 euro

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Un pensiero su “Conversazioni con Dio

  1. Grazie Chiara, apprezzo moltissimo le tue recensioni, hai il dono di farci apprezzare i libri di cui parli ancor prima di averli letti. Conversazioni con Dio e’ un libro meraviglioso, che consiglio a tantissime persone, non solo a chi incontro per lavoro, ma non avrei saputo entusiasmarle e invogliarle a leggerlo quanto l’hai fatto tu. Miriam

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